Storia di Agnese....

27.12.2019

tutto e' finito bene, da breve tempo, ma ...

a cura di Avv. Michela Nacca


Pubblico la storia di Agnese (nome di fantasia) in base alla sua ricostruzione e su sua esplicita richiesta....

La storia di Agnese inizia nel 2013 con la scoperta del tradimento di suo marito Roberto (i nomi sono di fantasia per tutelare la loro privacy). Lui è un uomo taciturno e tendente a relazioni poco sincere. Agnese scopre i suoi messaggi e le chat inequivocabili ma lui, Roberto, non ammetterà mai questa relazione extraconiugale anzi, agli occhi dei suoi amici lui appare serio e attaccato alla famiglia di origine e ai suoi due figli, tanto che sara' Agnese a venir criticata, venendo messi in dubbio i suoi sospetti, nonostante le prove. Gli amici le diranno che sta esagerando e che, forse, quelle fossero solo fantasie di Roberto. Lui continuera' a negare anche quando, un anno dopo, accadra' un episodio che rendera' la situazione evidente agli occhi di tutti. Nonostante il tradimento ormai evidente, continua a rifiutare l'evidenza e inizia ad accusare Agnese di essere "pazza", accusandola di non essere mai stata una buona moglie perché troppo impegnata col suo lavoro, tanto da non avergli spesso fatto trovare con puntualita' i piatti a tavola e le camicie stirate.

In realtà la vita coniugale era stata contrassegnata da lunghissimi silenzi e atteggiamenti ambigui da parte di Roberto che non riusciva a vivere una relazione sincera. Agnese decide di procedere con la separazione, scegliendo la via consensuale per evitare il coinvolgimento dei figli, per non farli soffrire piu' del dovuto. Inizia così la vita da separati.

Roberto è un uomo che rispetta gli accordi scritti nell'atto di separazione, sempre puntuale negli orari di rientro dei figli e nel pagamento del mantenimento, ma e' anche un padre che sembra distante, anaffettivo e superficiale, tanto che ogni qualvolta i bambini, non sempre propensi ad andare con lui, fanno i capricci, lui rivendica il suo diritto di visita in modo imperioso.

Roberto infatti non riesce a coinvolgere i figli, non gioca con loro, non sa parlargli, non sa motivarli, ne' sembra interessato a vivere con i bambini piu' tempo del dovuto. Più passano gli anni e più si crea distacco fra padre e figli. Lui continua a vedere i figli solo nei suoi giorni di visita stabiliti dal Giudice , sebbene Agnese sia sempre stata disponibile ad incontri piu' frequenti, ma anche in queste occasioni lui non riesce a costruire con loro un coinvolgimento emotivo: non cena mai con i figli, spesso li affida a baby sitter, non li porta al cinema o a fare una passeggiata o al teatro, non si accorge se hanno fame o freddo, se sono stanchi o felici, non li ascolta ne' gli fa domande, ne' sembra avere la pazienza e l'amorevolezza necessaria ad un buon padre.

Non e' un violento ma neppure si comporta da buon padre !

Se prima della separazione questo rapporto era mediato da Agnese, rimanendo comunque difficile, dopo la separazione inevitabilmente tale mediazione risulta ancora piu' insufficiente: non perche' Agnese non voglia piu' svolgere un tale ruolo, che per il bene dei figli continua a mantenere, ma semplicemente perche' non essendo piu' presente negli incontri tra padre e figli, ella non puo' piu' veicolare il dialogo e rendere comprensibili le volonta' paterne ai bambini e , dall'altra, far capire al padre i desideri dei bambini.

Del resto neppure Roberto le permette piu' di esercitare tale ruolo, sebbene poi le rimproveri il contrario!

Ne' tuttavia appare giusto ne' ragionevole o pedagogicamente efficace che lei sia stata investita da un tal ruolo e responsabilita'!

Questa incapacita' di comunicazione paterna nel tempo inizia dunque a pesare sempre piu' nel rapporto e, anziche' indurre Roberto a trovare nuove strategie personali e ad adottare atteggiamenti affettivi piu' coinvolgenti e attenti nel chiedere ai figli di esprimergli le loro esigenze e aspettative, i loro timori, anziche' solo imporgli le sue volonta', egli inizia invece a percorrere la via piu' facile: assumendo una posizione rigida ed immatura, incolpa solo Agnese di questa assenza di relazione autentica con i figli!

L'unico responsabile e' in realta' egli stesso..... e solo lui che puo' porvi realmente rimedio, mettendosi in discussione e magari anche chiedendo aiuto a specialisti, per il migliorare il proprio approccio e la comunicazione l!

La vita procede fra problemi legati alla crescita e alle esigente sempre in continua evoluzione dei figli, alla scuola, alla salute: tutte cose di cui continua a farsi carico soprattutto Agnese, perché parlare con Roberto diventa sempre più difficile. Lui non partecipa attivamente alla vita dei figli, non si accorge delle esigenze e dei loro problemi quotidiani. Rifiuta di parlare con la ex moglie, rifiuta le chiamate, evita di incontrarla, nonostante le sollecitazioni sue, dell' avvocato e, se coinvolto in spese extra, inventa scuse e diventa aggressivo pur di non pagare. Il tutto sempre contrassegnato da una forte conflittualità legata ad una sempre crescente deresponsabilizzazione di Roberto e alla speculare eccessiva responsabilizzazione genitoriale su Agnese, che si aggrava tanto piu' Roberto tende ad allontanarsi e distaccarsi .

Passano gli anni e mentre la donna continua ad esser costretta a farsi carico di tutti i problemi e le questioni familiari, anche rinunciando alla sua vita di donna, Roberto invece si comporta in modo sempre più spensierato e distratto dalla sua nuova vita di coppia con una nuova figura femminile, allontanandosi sempre più dal suo ruolo genitoriale, tanto che i figli, a volte, rifiutano gli incontri con lui perché sempre meno coinvolti in un affetto mai costruito e alimentato, ora ostacolato anche dalla presenza di un' altra persona che, come il padre, non sa relazionarsi con i bambini.

Agnese cerca ancora di coinvolgerlo nelle questioni familiari ma Roberto rifiuta qualsiasi collaborazione, salvo poi lamentarsi delle decisioni prese da lei, inevitabilmente da sola.

I conflitti diventano sempre più frequenti e ad un certo punto, consigliato da uno zelante avvocato sostenitore della alienazione parentale, Roberto decide quindi di rivolgersi al Tribunale dei minori: per punire Agnese ed i bambini, in quanto irragionevolmente convinto che la ragione del suo pessimo rapporto con i figli risieda in lei e non in lui, illuso di poter solo in tal modo costruire un rapporto con i bambini....ossia togliendo di mezzo Agnese!

Roberto denuncia cosi una situazione di "disagio familiare" e inventa "manipolazioni psicologiche" sui figli, che sarebbero state ordite da parte di Agnese contro il padre. Immediatamente dunque scatta l'indagine da parte dei servizi sociali che chiedono delle relazioni agli istituti scolastici dei bambini, nelle quali però non emerge nessun tipo di disagio: anzi descrivono bambini sereni, sempre puntuali nei compiti, negli orari e socievoli con compagni e insegnanti, insomma bambini ben integrati alla vita scolastica e sociale. Ma descrivono anche dei genitori entrambi attenti e partecipativi alla vita e agli incontri scolastici dei figli, sebbene certamente cio' non sia esattamente la verita' per quanto riguarda Roberto.

La procedura però non si ferma, continua e arriva la prima convocazione presso i servizi sociali.

Agnese e' molto preoccupata e consapevole del pericolo che sta vivendo, viene assistita da un ottimo legale che non la lascia mai sola nelle decisioni e che è capace di supportarla ed incoraggiarla, tuttavia decide anche di rivolgersi all'associazione Maison Antigone che, con esperienza e serietà, le suggeriscono come comportarsi e come muoversi, ma soprattutto le ripetono sempre la stessa frase "NON PERDERE MAI LA LUCIDITA'".

La paura di perdere i bambini, per di piu' a causa di un' accusa ingiusta, e' potenzialmente devastante, dirompente ogni equilibrio e ansiogena: conduce ad errori di comportamento, a mostrarti in tutta la tua fragilita' del momento, che puo' essere male interpretata.

Agnese era consapevole di cio' che stesse avvenendo, dei rischi a cui Roberto avesse esposto i figli e, per questo, ancora piu' allarmata e suscettibile di critiche potenziali: lei sa che le assistenti sociali potrebbero portar via i bambini impedendole di riaverli, potrebbero decidere che ella sia una donna alienante, come l'accusa Roberto, dandole ingiustamente la colpa di un rapporto difficile tra padre e figli, imponendo un affido esclusivo dei bambini al solo padre dopo un periodo di reset psichico, o potrebbero aprire la strada di una piu' lunga CTU, che potrebbe tuttavia condurre allo stesso esito. Agnese, presa dalla concitazione delle sue preoccupazioni, aveva bisogno di un supporto psicologico e motivazionale, per non compiere errori.

Di nuovo tranquilizzata, lucida, presente a se stessa, si e' dunque presentata presso il consultorio familiare dove trovo' l'assistente sociale e la psicologa del comune.

Iniziato il colloquio, la psicologa osservava la situazione, sono stati ascoltati i bambini, Roberto e lei. E' stata redatta una relazione nella quale emergeva che i bambini fossero sereni e amati da entrambi i genitori, che gli incontri con il papà avvenissero regolarmente, in maniera sostanzialmente serena. Agnese descritta come una donna autonoma, equilibrata, coraggiosa e consapevole della relazione ormai finita, senza risentimenti o intenti rivendicativi.

Nonostante tutto viene richiesto un secondo incontro, al quale però i bambini rifiutano di recarsi, gravati da un forte stress emotivo , mentre si presentano solo i genitori.

In tale occasione emerge solo una conflittualità che deriva da una separazione sofferta e da una diversa modalità comunicativa.

La relazione traccia quindi un profilo psicosistemico che riferisce di due bambini adeguati e sereni, ben congrui alle loro tappe di ciclo vitale, nonché profondamente legati ai loro genitori, e di due ex coniugi disponibili e collaborativi con un innnegabile amore verso i loro figli, che assicurano una presenza supportiva agli stessi.

La relazione viene cosi inviata al Tribunale dei Minori insieme alle relazioni scolastiche ma, nonostante le parole positive scritte dagli assistenti sociali e le relazioni scolastiche anch'esse positive che escludono ogni forma di violenza o grave disagio nei confronti dei figli, Il PM apre una procedura a carico del figlio maggiore avente come oggetto "disagio familiare" e procede così all'affidamento al servizio sociale comunale e al consultorio familiare, nomina un Giudice Onorario che procede all'attività istruttoria ed in particolare all'ascolto del minore e dei genitori.

Ancora una volta il meccanismo della cd "alienazione genitoriale" si affaccia a turbare gravemente l'equilibrio familiare e personale dei bambini.

Lo stesso Roberto ormai si accorge che il meccanismo da lui messo in atto si sta facendo pericoloso e rischia di portare i figli ad essere spiati inutilmente e messi sotto torchio in maniera sconsiderata per anni ...e che potrebbe bastare una parola interpretata male per procedere all'allontanamento dei figli dalla mamma ma anche da se stesso.

Decide quindi di rivolgersi al Giudice Onorario, e chiede che il tutto venga ridimensionato, ma non ha il coraggio di ammettere che il suo è stato un atto d'impeto, un dispetto rivolto esclusivamente ai danni della ex moglie, allora, ancora una volta colpevolizza gli altri: stavolta non piu' Agnese, la madre dei suoi figli, ma le istituzioni per non aver capito bene le sue intenzioni. L'istruttoria comunque procede.

Agnese viene convocata al Tribunale dei Minori e ascoltata da un Giudice Onorario che fortunatamente finalmente capisce che la faccenda procede inutilmente, perché gonfiata oltre i limiti.

Il tutto passa nelle mani del Presidente del Tribunale dei Minori, il quale, scrupolosamente, rilegge tutto il fascicolo e decide di ARCHIVIARE il caso per difetto di situazioni pregiudizievoli per i minori e per infondatezza delle circostanze.

A Roberto sarebbe bastata un po' di umilta' e intelligenza emotiva , oppure un consiglio professionale piu' attento e responsabile: non quello di intraprendere una via, quella giudiziaria, che avrebbe vessato i figli per anni, ma quello di capire che la costruzione di un legame intenso tra lui ed i figli non va appaltata ad altri, ne' alle istituzioni e ne' alla madre: e' sua esclusiva responsabilita' !

Certamente gli sarebbe bastato farsi supportare da un ottimo professionista per superare il proprio deficit e costruire quel rapporto affettivo che lui stesso desiderava ma non riusciva a raggiungere.


La storia di Angese e Roberto, nonche' dei loro figli, e' solo una fra centinaia: Avvocati, Giudici e Assistenti sociali che falliscono il loro compito solo perche' viziati da pregiudizi verso le madri, incapaci di saper ascoltare i bambini.

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