Sono russa, ho denunciato ma mi hanno doppiamente rivittimizzato, strappandomi da mia figlia

05.06.2021

Buongiorno,

Vorrei condividere con Voi la mia storia dell'allontanamento di mia figlia in seguito alla mia segnalazione della violenza domestica.

Sono di origine russa, ho sposato un cittadino italiano nel xxxxx e nel xxxxx abbiamo avuto una figlia. Dopo la nascita della bambina ho subito episodi ripetuti di violenza psicologica e anche fisica da parte del mio ex marito, quasi sempre nella presenza della bambina. Quindi ho depositato il ricorso per la separazione. Il giudice ha affidato la bambina ai servizi sociali e incaricato la CTU ad esaminare la situazione. Ma purtroppo le problematiche da me esposte non hanno avuto  ascolto ne' attenzione.

Nella perizia presentata dalla CTU sono state omesse quasi tutte segnalazioni da parte mia che riguardavano la violenza domestica causata dal padre ed esagerate e sottolineate invece tutti i  dettagli e fatti che potevano  compromettere la capacita' e sanita' della madre, presentandomi come persona con patologie e disturbi psicologici e quindi affidando la bambina al padre.

La valutazione psichiatrica pero' non è mai stata condotta. E senza un esame valido come si può attribuire una diagnosi?

Nel frattempo ho fatto la valutazione psichiatrica indipendente che contesta tutte le conclusioni della Perizia che riguardano la mia salute mentale e dimostra che sono una persona psicologicamente sana ed equilibrata.

Ormai sono mesi che non posso abbracciare la mia figlia, la situazione è insostenibile, non solo a causa della mancanza della  bambina, che per se è grave, ma anche per l'ingiustizia, il fatto che tra tutti professionisti coinvolti nessuno ha mosso un dito per proteggere me e mia figlia dalla violenza domestica che durava da anni, nessuno ha fatto un approfondimento riguardo il comportamento aggressivo e manipolativo del padre, ma tutti erano pronti a separare madre e figlia, come niente fosse, senza motivi validi, senza approfondimenti, senza presentazione oggettiva dei fatti.

In seguito alla richiesta d'aiuto contro la violenza che subivo, invocando la giustizia,  mi trovo privata dalla figlia, umiliata, diffamata, e la bambina si trova senza madre, cosi viene rovinata in modo irreparabile la sua infanzia e quindi la vita futura.

Questo non ha niente che fare con l'aiuto e tutela dei minori e della famiglia.

La violenza è un crimine e chi copre le spalle ad un violento se ne fa un complice.

Una donna che denuncia i maltrattamenti deve affrontare una doppia violenza: sia da parte del compagno sia quella istituzionale.

Questo è inaccettabile per un Paese civile e democratico.

I bambini non possono e non devono restare orfani pure avendo genitori vivi e sani.

So che il mio caso non e' unico, ma davanti questa situazione non so bene come agire, per riavere la mia figlia e ottenere la giustizia, a che autorità bisogna rivolgersi, che percorso legale da intraprendere.

Vi ringrazio in anticipo per ogni supporto ed ogni informazione.

Сonfermo anche la mia disponibilità a testimoniare dinanzi la Commissione Femminicidio. Le donne derubate dai propri figli, siamo tante, spero che insieme si potrebbe incentivare i cambiamenti nel questo atteggiamento istituzionale veramente disumano e barbarico verso le donne, minori e famiglie.

Cordialmente..."

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